Abbandonare un gatto

Abbandonare un gatto Murakami Haruki

Ornella Ferrarini
26 Novembre 2020

Un racconto intimo

Perché leggere questo Murakami? Domanda oziosa per i fan dello scrittore giapponese. Ma questo è un inedito, cioè è un lungo racconto comparso su un quotidiano. C’è chi ama gli inediti dello scrittore, più dei romanzi, e i piccoli libri, come questo con le illustrazioni di Emiliano Ponzi (vive a Milano, ma lavora in tutto il mondo). La vicenda iniziale del gatto, anzi della gatta è presto risolta (un paio di pagine), tutti sanno che Murakami ama i gatti, quindi nessun timore. Fino a quando nell’ultima pagina, c’è gattino bianco che si arrampica su un albero troppo alto, altro ricordo della sua infanzia. È la giusta metafora per parlarci della vita e della morte, per dirci quanto nella vita, scendere è molto più difficile che salire. Pensateci bene, tutti avremmo detto il contrario. Il resto del racconto è il pretesto per parlare di suo padre, di sua madre, è di se stesso, come se stesse componendo un’autobiografia a rate. L’autore, di solito schivo e impenetrabile, parla della sua famiglia. Anche del nonno priore al tempio di Kyoto che amava qualche bicchierino in più. Il padre, novizio anche lui, diventato soldato, ha combattuto due guerre, dismesso dall’esercito, è diventato insegnante. Alla morte del nonno priore, quel posto, che è ereditario, in teoria toccava a lui. Ma il destino andò diversamente anche grazie al disperato intervento della madre, che Haruki bambino ricorda ancora, donna allegra e volitiva,  vedeva con terrore doversi rinchiudere nelle stanze di un tempio. Il ricordo del padre si anima e si compone.  Era un poeta, amava gli haiku, i componimenti poetici di tre righe, li componeva anche, e il figlio li fa conoscere anche a noi. Tra un’illustrazione e l’altra, piccoli quadri mirabili di vita intima giapponese, il racconto si allarga a tutta la famiglia, alla storia del Giappone appunto, di cui siamo tutti curiosi. Se poi sono gli affetti di un autore celebre, di cui conosciamo solo quello che ci vuole far conoscere, non smettiamo di leggere fino alla fine, come se fosse un romanzo d’avventura.  Sono pagine piene di nostalgia, scritte con la voce tipica di Murakami che sembra stia facendo l’inventario della giornata e invece ti parla del mondo, dei sentimenti, della forza salvifica dei ricordi.


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