Quello che possiamo sapere

Quello che possiamo sapere Ian McEwan

Paola Blandi
30 Dicembre 2025

Come fantascienza senza la scienza

“È come fantascienza senza la scienza”: così Ian McEwan, uno dei più grandi scrittori contemporanei, ha definito il suo romanzo “Quello che possiamo sapere”. Perchè, seppure proiettato nel futuro, in un mondo solo in parte sopravvissuto al “Grande Disastro” che ha sommerso la gran parte delle città, la storia ruota intorno alla ricerca di un manoscritto del 21esimo secolo, il nostro.

Nel 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, vuole a tutti i costi recuperare i sonetti composti e declamati nel 2014 dal grande poeta Francis Blundy al compleanno della moglie Vivien, in un convivio tra amici, eco del leggendario banchetto del 1817 cui presero parte Keats e Wordsworth.

Quella “Corona per Vivien” che pare un manifesto amoroso e un testamento poetico non è mai stata pubblicata, dunque lo scienziato deve recuperare la pergamena originale, ammesso che Vivien l’abbia conservata. Ma dove?

Metcalfe, che insegna all’Università non senza qualche contestazione da parte degli studenti che vorrebbero occuparsi del presente e dimenticare il passato, e di cui seguiamo anche le vicende personali e amorose, con pazienza certosina raccoglie le tracce lasciate da scritti e messaggi che si sono scambiati i partecipanti a quella famosa cena in un cottage sperduto della campagna inglese. 

Un gruppo di intellettuali legati da rivalità amorose, ambizioni represse, invidie che covano sotto i sorrisi, i brindisi e il buon cibo preparato da Vivien la destinataria del poema, che ha scelto di abbandonare una carriera bene avviata di scrittrice per dedicarsi alla gestione famigliare del cottage in cui vive con grande poeta, con il quale ha vissuto una complicata vicenda amorosa, la cui passione però, all’epoca del Convivio, appare decisamente spenta.

Grazie al personaggio di Thomas Metcalfe, nel ruolo di detective, Ian McEwan ci mostra anche il mondo dopo il grande disastro. Ma sceglie di ambientare la sua indagine in un mondo spostato di pochi anni oltre l’oggi, nel quale il “deragliamento” del secolo è raccontato non come un’unica grande apocalisse, ma come un accumulo di disastri (pandemie, conflitti, blackout, crisi climatica…)

Metcalfe consulta i documenti sottratti alle acque e custoditi nella Bodleiana, biblioteca della Snowdonia, nel Nord del Galles. Durante il viaggio avventuroso e disagevole dello studioso che riuscirà a raggiungere quel che resta del cottage dove si svolse il Convivio, Ian McEwan alterna i piani temporali e accenna alla vita dei sopravvissuti nel ventiduesimo secolo, circondati dalle acque che hanno sommerso gran parte del mondo, avvezzi al disagio e alla penuria, e inclini a guardare al mondo precedente con rabbia e nostalgia. E’ un mondo nel quale ogni carta salvata ha il peso di una vita.

Anche il titolo, Quello che possiamo sapere, è un indizio prezioso perchè delimita il raggio del nostro conoscere. Se nel suo romanzo “Espiazione” l’Autore illustrava il potere distruttivo di una narrazione sbagliata, qui si interroga sulla conservazione degli eventi, anche i più intimi, che quando vengono catalogati e archiviati nel nome e nell’esigenza della Storia, diventando pubblici. Ma chi ha il diritto di custodire o distruggere la verità degli altri?

Il romanzo ha vinto la Classifica di Qualità 2025 de «la Lettura» ed è  tra i migliori libri del 2025 secondo il New Yorker e il New York Times.
Se non l’avete ancora letto, mettetelo al primo posto della lista dei libri da leggere nel 2026!


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Autore Ian McEwan
Titolo Quello che possiamo sapere
Traduzione Susanna Basso
Editore Einaudi
Pagine 376
Prezzo € 21
Anno 2025