Pensieri accesi

Un libro è un viaggio per viandanti pazienti





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Paola Blandi
I rondoni Fernando Aramburu

"I rondoni" il nuovo attesissimo romanzo di Fernando Aramburu (dopo "Patria") è il diario di un uomo senza qualità, Toni, svogliato professore di filosofia, infelicemente divorziato, padre insoddisfatto, che a cinquantacinque anni, privo di spinte vitali, decide di suicidarsi da lì a un anno esatto, quando nel cielo di Madrid torneranno a volare i rondoni. L’unico dubbio non ancora fugato è la scelta della modalità e su questo si consulta spesso con l'unico amico che gli è rimasto, Bellagamba (così chiamato perché ha perso un arto nell’attentato di Atocha) e anche lui deciso a farla finita per ragioni che apparentemente poggiano su base più solide di quelle di Toni, ma allo stesso tempo diversamente dall'amico, grande appassionato di vita, di politica, caustico e polemico ma con un gran cuore. Toni non ha una vita particolarmente infelice, nè problemi così gravi da giustificare la sua decisione: eppure è determinato a farla finita e, se è costretto a trascinare svogliato il suo lavoro di insegnante, comincia a sbarazzarsi di tutti i beni materiali, compresi i suoi amati libri che dissemina per la città durante le passeggiate con il cane. Più difficile sbarazzarsi dei sentimenti che, nonostante le sue intenzioni, agitano la sua anima e si ripropongono forti a ogni capitolo che, mentre scandisce il count down verso la fine, ci rivela la vita di Toni. L'amore-odio per la bella moglie Amalia, brillante giornalista radiofonica che lo lascia per una donna: la ripulsa per Nikita, figlio superficiale e svogliato, che ha disatteso le sue aspettative di genitore; la pena per la madre malata di alzheimer e la rabbia di non poter più pretendere da lei la verità su quel padre-padrone comunista che si è portato via con la morte i suoi segreti; il disprezzo ricambiato verso il fratello Raul e la sua famiglia perfetta; il fastidio verso una vecchia amica che si ripresenta a molestare la sua pace. “Se mi fa male rivivere questi ricordi? - dice a un certo punto Toni- Cazzo, mi fa malissimo, ma allo stesso tempo ho bisogno di tirare fuori tutta la sporcizia accumulata dentro di me. Non voglio che mi ci seppelliscano, voglio essere in pace con me stesso e sentirmi pulito dentro nei miei ultimi istanti”. L'unico sentimento che non rinnega è quello verso la sua cagna, Pepa, ultima sopravvissuta della sua famiglia, capace di dare amore senza pretendere nulla. Come la bambola gonfiabile che entra nella sua vita per soddisfarne le residue pulsioni sessuali. Scartato, perché troppo coinvolgente, l'amore a pagamento di una prostituta, Toni trova conforto nell'immutabile disponibilità sorridente  di Tina. Non si può nemmeno dire che sia la noia a spingerlo, semplicemente Toni è intenzionato a lasciare un mondo che non gli sa più parlare e con il quale non ha interesse a comunicare. Se della sua vita non è mai stato padrone assoluto, lo sarà, argomenta, nel momento della sua morte. E' questa la sua ribellione. Toni vuole essere come i rondoni che cominciano ad affacciarsi nel cielo di Madrid: instancabili, eternamente liberi, sempre in aria, senza posarsi mai, senza altro scopo se non quello di continuare a volare. Se "Patria" appare come un romanzo epico, in fondo è solo perché i suoi personaggi, persone comuni, si trovano a un certo punto calati negli eventi della Storia, ma non sono così diversi da Toni. Se là Aramburu raccontava una storia collettiva, ne "I rondoni" disseziona la vita di un solo essere umano nel quale  si riflette la storia collettiva. Questa volta a fare da sfondo è la capitale della Spagna, Madrid, tra i comizi di La Vox, l'indipendenza catalana, le elezioni e sprazzi di nostalgia franchista. Nonostante sia cresciuto con un padre comunista, tale è il suo disincanto nei confronti della classe politica, che Toni va a votare barrando una casella a caso tra quelle proposte nella scheda elettorale.  Il romanzo di Aramburu tiene il lettore incollato fino alla fine non solo per sapere che fine farà Toni, ma anche grazie il fascino magnetico della sua scrittura capace di salti temporali che svelano,  aprono nuove prospettive e si intrecciano ai personaggi come sempre magistralmente tratteggiati. Così il diario di una  vita banale ma come tutte unica e irripetibile, diventa un romanzo involontario che si accende di una luce piena. Un libro spiazzante per chi si aspettava il seguito di Patria, ma tutto da scoprire e da gustare senza fretta. Un romanzo  profondo che pone interrogativi mai banali. Fernando Aramburu è indubbiamente un grande scrittore e la scrittura è il suo lavoro e la sua vocazione, come ha raccontato nella tappa milanese al Teatro Franco Parenti: "Quando ero piccolo in casa mia non c'erano i libri. Li ho scoperti quando avevo 14 anni e al piacere della lettura ho unito quello di conoscere nuove parole che ho cominciato a usare per vedere l'effetto che facevano. Dalla lettura alla scrittura il passo è stato breve e quello di diventare scrittore è diventato così il mio sogno di ragazzino. E oggi sento che ho realizzato quel sogno."

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