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Paola Blandi
Di chi è la colpa Alessandro Piperno

Di chi è la colpa. La mancanza del punto interrogativo chiarisce che il nuovo romanzo di Alessandro Piperno (che esce a cinque anni di distanza dall'ultimo "Dove la storia finisce", sempre Mondadori) si muove intorno all'esercizio che tutti noi prima o poi mettiamo in atto, ovvero trovare qualcuno da incolpare per la nostra infelicità. Se poi il protagonista è un ragazzino timido e impacciato che vive in una famiglia dove l'omissione è la regola e che scopre solo strada facendo le sue origini ebraiche, allora, la ricerca della "colpa" diventa anche un esercizio collettivo in cui la Storia, il presente e il futuro si confrontano e confondono. Al centro del romanzo due famiglie: il piccolo nucleo composto dal timido e "cacasotto" protagonista (che si racconta senza mai svelarci il suo nome), una madre insegnante di matematica severa e molto restia a raccontare il suo passato e un padre affascinante e giocherellone, fan di Elvis Presley e poco concludente negli affari. Nonostante le animate discussioni notturne tra i genitori e una costante mancanza di benessere economico, la vita tutto sommato serena del protagonista viene scossa dall'incontro che gli fa scoprire la grande famiglia di origine della madre, appartenente alla ricca borghesia ebrea di Roma. Un mondo popolato di cugini coetanei mai incontrai prima e di parenti affascinanti, tra cui Gianni Sacerdoti, lo zio celibe e bon vivant che diventerà prima centro di attrazione e in seguito centro di gravità permanente per il ragazzo. Cresciuto nella rigorosa e assoluta laicità di sinistra dei genitori e nello sprezzo degli agi borghesi, la scoperta di appartenere in qualche modo alla religiosità ebraica sarà spiazzante per il protagonista che, fin dal primo sconvolgente incontro proverà insieme attrazione e repulsione per quel mondo che gli apre scenari fino a quel momento inimmaginabili, come un favoloso viaggio a New York, insieme allo zio e ai cugini. Un mondo nel quale si troverà immerso fino al collo e che lo costringerà a sommare i propri sensi di colpa a quelli di un popolo perennemente in bilico tra la voglia di ricominciare, lasciandosi il doloroso passato alle spalle e l'impossibilità di farlo. Sempre la famiglia sarà poi teatro della tragedia che sconvolgerà la vita del protagonista e dei due nuclei parentali fino a quel momento separati, segnando un punto di non ritorno, ma mostrando anche la strada che il ragazzo sarà costretto a percorrere per diventare un uomo. Mentre i protagonisti (compreso il narratore) sembrano destinati a "perdersi", tutto ha un senso in questo romanzo nel quale Piperno riesce a tenere saldamente le redini della narrazione, mai di maniera, sempre tesa ed efficace, senza fronzoli o cedimenti, in quello che a tutti gli effetti è un melodramma con forti radici letterarie. Non a caso la frase di Tolstoj "dove si giudica non c'è giustizia" che viene citata all'inizio del racconto, sarà anche la chiave per interpretare il brusco finale di una storia complessa, nella quale ha trovato spazio tutta la gamma dei sentimenti che affollano il cuore del protagonista, compreso  l'amore romantico. Alessandro Piperno, al di là dei molti premi vinti, si conferma oggi uno dei migliori scrittori italiani e questo suo romanzo trascinante e potente, oltre che una piacevole e avvincente lettura mai banale, spalanca le porte sulle ipocrisie, le miserie, le colpe e i veleni che abitano le famiglie e sui fantasmi con i quali tutti prima o poi, dobbiamo fare i conti.

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