Alicia Gimenez-Bartlett

Alicia Gimenez-Bartlett

Paola Blandi
16 Maggio 2013

Tra Exit e Gli onori di casa

 

3111-3A me piace tanto Alicia Gimenéz Bartlett, creatrice di un personaggio delizioso quale Pedra Delicado (in nomen omen!): investigatrice scrupolosa, donna dura e tenera, incazzosa quanto basta, carina ma non strafiga, spregiudicata e un  po’ sessantottina…insomma una donna che non può non piacere alle donne e infatti piace molto. L’ultima avventura di Pedra , Gli onori di casa era ambientata in Italia e devo dire che Alicia è caduta, come tanti scrittori stranieri (eppure Spagna e Italia sono vicine non solo geograficamente…) nello stereotipo dell’Italia. Un po’ mi ha dato fastidio: il braccio destro di Petra,Fermín Garzón,   che si aggira per il Colosseo estasiato e si fa fotografare con i Centurioni, lei che cede al fascino del bell’ispettore italiano che da buon latino non accetta di non avere voce in capitolo nella loro mini love story, l’elenco noioso dei cibi italiani assaggiati, il folklore  di una Roma che si è fermata nell’ immaginario dell’Autrice alle Vacanze Romane di Gregory Peck e Audrey Hepburn e alla Dolce Vita di Fellini, anche loro due stereotipi. Insomma, Alicia, mi aspettavo di più da una scrittrice brillante e da una donna come te e Pedra. Anche la storia del cold case che affronta in trasferta l’ispettrice  è un po’ tirata per i capelli e magari l’avevamo capito da soli che la vicenda delle tre sorelle e un padre padrone amato e odiato poteva far venire in mente Shakespeare e il suo Re Lear, senza che ce lo facessi continuamente notare. Comunque il libro è piacevole e si lascia leggere come tutti quelli di Alicia Gimenez-Bartlett.

E io vi consiglio di provare un altro suo romanzo, che Sellerio ha pubblicato recentemente: Exit. E’ il suo primo romanzo, pubblicato in Spagna nel 1984 e non deve averle dato le grandi soddisfazioni ottenute in seguito con la serie di polizieschi capitanati da Petra Delicado. Peccato perchè a me è piaciuto e si capisce che di strada la giovane autrice ne avrebbe fatta parecchia. L’idea è molto intrigante: “Exit” infatti è il nome di una clinica nella quale si va a morire. E’ un luogo molto bello, circondato da un paesaggio idilliaco, gestito come un albergo, nel quale gli ospiti che hanno deciso di togliersi la vita (per ragioni che non sono legate necessariamente a uno stato di salute) vanno a mettere in atto i loro propositi, assistiti dai gestori che si preoccupano non solo del loro benessere nei giorni precedenti, ma anche di mettere in scena la morte che ciascuno ha scelto. Una morte affrontata  senza giudizi nè pregiudizi, senza domande , senza spiegazioni o richiesta di motivazioni, cercando semplicemente di creare, prima e durante, le condizioni ambientali ideali. E qui si dipanana una trama che riserva delle sorprese (chi riuscirà ad andare fino in fondo? chi rinuncerà strada facendo?) e regala i ritratti molto efficaci degli ospiti in transito. Ma anche i medici e l’infermiera tuttofare che gestiscono Exit hanno i loro problemi e l’empatia nei confronti dei loro pazienti trasformerà alla lunga anche i loro caratteri. L’idea ripeto, è strepitosa, lo svolgimento regge; quello che mi sembra meno a fuoco è l’approccio al tema, che vorrebbe oscillare tra la tragedia e l’ironia, ma che in certi punti rasenta il grottesco. Insomma è la misura che manca, ma Alicia era agli inzii .. perdoniamola!


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