Marta Barone <br> Città sommersa

Marta Barone
Città sommersa

Indagine intima e collettiva su un padre
e il suo passato

Paola Blandi
15 giugno 2020

C’è una città sommersa Kitez, che, attaccata dai Tatari, s’inabissò nelle acque del lago Svetlojar, scomparendo per sempre. Si narra che la città viva ancora, sott’acqua e che a volte si senta il suono sordo delle sue campane. Da quella visione parte Marta Barone per ricostruire, dopo la sua morte, la storia di suo padre che l’ha avuta a 42 anni,  si è separato quando lei era bambina e l’ha sempre esclusa dal proprio passato.
Marta si mette alla ricerca delle tracce di Leonardo Barone e attraverso la memoria storica e il ricordo di chi lo ha conosciuto e amato scopre frammenti delle tante vite di L.B. detto Il Barone, studente pugliese che a Roma che si avvicina al marxismo, adepto di Servire il popolo, che distribuisce volantini davanti alle fabbriche a Torino e sposa la compagna indicata dal partito, leader politico carismatico e generoso che rinnega la lotta armata ma viene processato per avere curato  un militante. Il medico, l’operaio, il grande oratore, lo psicologo in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Due matrimoni falliti alle spalle, una compagna che lo assiste fino alla fine, grande affabulatore, amico generoso, persona sfuggente e riservata, padre presente nella vita di Marta, ma sempre più ingombrante nel ricordo.

Ma l’indagine porta alla luce un’altra città sommersa, quella di un’intera generazione schiacciata dal proprio idealismo. L’Italia degli anni di piombo in cui il sogno marxista di chi credeva fermamente potesse esistere un mondo migliore si era  fossilizzato in gruppi granitici come Potere al popolo nei quali non esisteva il singolo ma solo la massa, in cui gli appartenenti dovevano versare al partito quel che guadagnavano conducendo una vita miserabile in nome del sogno di un mondo più giusto. Un’ingenua fiducia nel sollevamento delle masse  che si sarebbe evoluta nella lotta armata di Prima Linea e di altri gruppi. Anni terribili in cui si gambizzava e si uccideva in nome del popolo anche prendendo tragici abbagli, anni in cui si finiva in prigione per un sospetto, anni in cui L.B. che pure aveva respinto la lotta armata si fa un anno di galera per avere curato un militante ferito e finisce sotto processo per appartenenza a banda armata. Sono gli anni in cui tanti provano sulla propria pelle il bruciore della disillusione.

“Non ne possiamo più della lingua asfittica dei volantini, delle riunioni e dei parlatori di professione vogliamo poesie le vogliamo tutte dappertutto, sui muri, meglio il pianto della ragazzina adolescente abbandonata che la confessione lacrimosa dell’ennesimo capo di partito  all’ennesimo congresso di scioglimento. Vogliamo le poesie persino sui tramonti inquinati, le vogliamo anche brutte. Le vogliamo anche se è tutto così orrendo, così sconfortante, o forse proprio per questo”

 

Un viaggio intimo ma anche collettivo, nella grigia Torino che si tinge di rosso sangue e in un periodo complicato e contraddittorio con cui l’Italia non ha ancora chiuso i conti. Una verità che a volte emerge dalle trasparenze del lago che custodisce la città sommersa, inafferrabile come il padre di Marta.

Inserito nella lista dei dodici candidati al  Premio Strega 2020.

 


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Autore Marta Barone
Titolo Città sommersa
Editore Bompiani
Pagine 304
Prezzo € 18